Liturgia delle Ore

(dal comune dei Pastori con salmodia del giorno dal salterio)

 UFFICIO DELLE LETTURE

Seconda lettura
Dal “Discorso per la beatificazione del B. Leopoldo” di papa Paolo VI
(AAS 68 [1976] 319-322)

Chi è, chi è Colui, che oggi qua ci raccoglie per celebrare nel suo nome beato una irradiazione del vangelo di Cristo, un fenomeno inesprimibile, eppure chiaro ed evidente, quello d’una trasparenza incantevole, che ci lascia intravedere nel profilo d’un umile fraticello una figura esaltante e insieme quasi sconcertante: guarda, guarda, è san Francesco! Lo vedi? Guarda come è povero, guarda com’è semplice, guarda com’è umano! È proprio lui, san Francesco, così umile, così sereno, così assorto da apparire quasi estatico in una sua propria interiore visione dell’invisibile presenza di Dio, eppure a noi, per noi così presente, così accessibile, così disponibile, che pare quasi ci conosca, e ci aspetti, e sappia le nostre cose e possa leggere dentro di noi…

Guarda bene: è un povero, piccolo Cappuccino, sembra sofferente e vacillante, ma così stranamente sicuro che ci si sente da lui attratti, incantati. Guarda bene, con la lente francescana.

Lo vedi? Tu tremi? Chi hai visto? Sì, diciamolo: è una debole, popolare, ma autentica immagine di Gesù; sì, di quel Gesù, che parla simultaneamente al Dio ineffabile, al Padre, Signore del cielo e della terra; e parla a noi minuscoli uditori, racchiusi nelle proporzioni della verità, cioè della nostra piccola e sofferente umanità…

E che dice Gesù in questo suo oracolo poverello? Oh! grandi misteri, quelli dell’infinita trascendenza divina, che ci lascia incantati, e che subito assume un linguaggio commovente e trascinante: riecheggia il Vangelo: «Venite a me, voi tutti, che siete affaticati e oppressi, e lo vi ristorerò» (Matteo 11,28).

Ma dunque chi è? È padre Leopoldo. Era nato il 12 maggio 1866, e morì a Padova, dove fattosi Cappuccino, visse la maggior parte della sua vita terrena, conclusa a 76 anni, il 30 luglio 1942, poco più di trent’anni fa.

Una nota particolare non possiamo tuttavia trascurare; egli era oriundo della sponda levantina dell’Adriatico, di Castelnuovo, alle bocche di Cattaro, e conservò sempre per la sua terra un amore fedele, anche se poi, vissuto a Padova, non fu meno affezionato alla nuova patria ospitale e soprattutto alla popolazione presso la quale esercitò il suo silenzioso e indefesso ministero.

La figura perciò del beato Leopoldo riassume in sé questa bivalenza etnica, quasi a fonderla in un emblema di amicizia e di fratellanza, che ogni suo devoto cultore dovrà fare propria. È questo particolare dato biografico del beato Leopoldo un primo compimento d’un pensiero, d’un proposito dominante della sua vita. Come tutti sappiamo, padre Leopoldo fu “ecumenico” ante litteram, cioè sognò, presagì, promosse, pur senza operare, la ricomposizione nella perfetta unità della Chiesa, anche se essa è gelosamente rispettosa delle particolarità molteplici della sua composizione etnica.

Ma la nota peculiare della eroicità e della virtù carismatica del beato Leopoldo fu un’altra; chi non lo sa? Fu il suo ministero nell’ascoltare le confessioni. Il suo metodo di vita era questo: celebrato di buon mattino il sacrificio della messa, egli sedeva nella celletta-confessionale, e lì restava tutto il giorno a disposizione dei penitenti. Tale tenore di vita egli conservò per circa quarant’anni, senza il minimo lamento. Ed è questo, noi crediamo, il titolo primario che ha meritato a questo umile Cappuccino la beatificazione, che ora noi stiamo celebrando. Egli si è santificato principalmente nell’esercizio del sacramento della Penitenza.

Noi non abbiamo che da ammirare e da ringraziare il Signore che offre oggi alla Chiesa una così singolare figura di ministro della grazia sacramentale della Penitenza; che richiama da un lato i sacerdoti a ministero di così capitale importanza, di così attuale pedagogia, di così incomparabile spiritualità; e che ricorda ai fedeli, fervorosi o tiepidi e indifferenti che siano, quale provvidenziale e ineffabile servizio sia ancor oggi, anzi oggi più che mai, per loro la confessione individuale e auricolare, fonte di grazia e di pace, scuola di vita cristiana, conforto incomparabile nel pellegrinaggio terreno verso l’eterna felicità.

Che il beato Leopoldo sappia chiamare a questo severo, sì, tribunale di penitenza, ma non meno amabile rifugio di conforto, di verità interiore, di risurrezione alla grazia e di allenamento alla terapia della autenticità cristiana, molte, molte anime intorpidite dalla fallace profanità del costume moderno, per fare loro sperimentare le segrete e rinascenti consolazioni del vangelo, del colloquio col Padre, dell’incontro con Cristo, dell’ebbrezza dello Spirito Santo, e per ringiovanire in esse l’ansia del bene altrui, della giustizia e della dignità del costume.

Responsorio  (cf. Ef 2,5.4.7)
R. Morti eravamo per i peccati. Dio ci ha fatti rivivere con Cristo: * grande è l'amore con il quale ci ha amati. Alleluia.
V. Per mostrare nei secoli futuri la straordinaria ricchezza della sua grazia.
R. Grande è l'amore con il quale ci ha amati. Alleluia.

Orazione come alle Lodi mattutine.

LODI MATTUTINE

Antifona al Benedictus
Beato l'uomo che fa il bene per amore di Dio: egli è sicuro per sempre.

Orazione
O Dio, che sei la perfetta unità e il sommo amore, tu hai reso san Leopoldo sacerdote pieno di bontà e di misericordia verso i peccatori e ardente nel promuovere l'unità fra i cristiani, concedi a noi, per sua intercessione, di rinnovarci nello spirito e nel cuore, per estendere ad ogni fratello il tuo amore e cooperare fiduciosi all'unione di tutti i credenti nel vincolo della pace.
Per il nostro Signore…

VESPRI

Antifona al Magnificat
Radunerò le pecore disperse, e ascolteranno la mia voce e si farà un solo ovile con un solo pastore.

 

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