La beatificazione (1976)

L’umile cappuccino, che per circa quarant’anni, nel secolo nostro ha confortato generazioni di penitenti ascoltando per molte ore al giorno le confessioni di un numero incalcolabile di fedeli, ha ricevuto, domenica 2 maggio, terza dopo la Pasqua, da parte del Santo Padre, il solenne riconoscimento delle sue eroiche virtù, con la beatificazione svoltasi in piazza San Pietro, dinanzi  a una devota moltitudine di fedeli. L’effige del nuovo beato, che troneggiava dall’alto della loggia della benedizione, riproduceva padre Leopoldo da Castelnovo in dimesse sembianze, rivestito del saio francescano, in atto di rivolgersi alla folla dei fedeli presenti.

Imponente il numero dei pellegrini convenuti per questo rito di gloria a Dio e di onore e gratitudine che la Chiesa tributava all’eroico servitore delle anime. Erano fedeli della costa dalmata, luogo di origine del beato, di Croazia, Slovenia, Montenegro, Erzegovina e Bosnia e di altre zone, specialmente del Veneto, dove egli passò umilmente la sua vita, macerandosi interiormente in oblazione a Dio per il ritorno dei fratelli separati alla piena comunione della Chiesa ed elargendo alle moltitudini i segreti del perdono di Dio nella Confessione.

La grande folla che occupava gran parte dell’emiciclo berniniano era punteggiata dai tipici costumi dei gruppi di pellegrini provenienti dalla [ex]Jugoslavia; c’erano inoltre, sempre in costume, alcuni gondolieri veneziani che portavano, in onore di padre Leopoldo, il saluto e i doni della Laguna.

Paolo VI è giunto processionalmente in piazza San Pietro accompagnato da nove Cardinali (due per ogni ordine cardinalizio, oltre ai due cardinali diaconi assistenti e al cardinale diacono ministrante), dai chierici ministranti, novizi e chierici dei Frati Minori Cappuccini della Provincia veneta, dal maestro delle cerimonie pontificie mons. Noè e dai cerimonieri pontifici.

Giunto all’altare costruito al centro del sagrato, e incensandolo, il Papa ha dato inizio alla celebrazione della messa nella quale, secondo la nuova liturgia pontificale, è inserito il breve rito della beatificazione. Dopo i canti introduttivi, alternati tra la Cappella Sistina e l’assemblea, il vescovo di Padova mons. Girolamo Bortignon, anch’egli confratello del beato Leopoldo, appressatosi al Santo Padre, ha tracciato un breve profilo del candidato agli onori dell’altare, rievocandone la figura di autentico ministro del Signore, di vero modello di vita francescana, di apostolo dell’unione dei cristiani. Infine il presule ha chiesto in latino al Santo Padre, a nome della Chiesa, di voler procedere alla solenne e attesa glorificazione. Il Santo Padre allora ha pronunciato la seguente formula di beatificazione:

“Noi, accogliendo il desiderio del nostro fratello Sua Eccellenza Monsignor Girolamo Bortignon, vescovo di Padova, di molti altri fratelli nell’episcopato, e di molti fedeli, dopo avere avuto il parere della Sacra congregazione per le cause dei santi, dichiariamo, con la nostra autorità apostolica, che il venerabile servo di Dio, Leopoldo da Castelnovo, può essere d’ora in poi chiamato beato e che si potrà celebrare la sua festa, nei luoghi e secondo le regole stabilite dal diritto, ogni anno il trenta luglio, giorno della sua nascita al cielo. Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo”.

Mentre il Papa, subito dopo, intonava il “Gloria”, veniva scoperta l’immagine del nuovo Beato e un applauso irrefrenabile saliva da tutta l’assemblea verso la figura mite e soave di Padre Leopoldo.

Durante la liturgia della parola le letture sono state proclamate rispettivamente in croato e in italiano, mentre il cardinale diacono ministrante cantava il vangelo in latino. Successivamente la preghiera dei fedeli veniva recitata in croato, francese, tedesco e in italiano.

La liturgia eucaristica era successivamente presieduta dal Santo Padre e concelebrata dal vescovo di Padova mons. Bortignon, dall’arcivescovo di Zagabria mons. Franjo Kuharic, dall’arc. di Split mons. Frane Franic, dall’arcivescovo di Rijeka-Senj mons. Josip Pavlisic, dall’amministratore apostolico di Kotor mons. Gracija Ivanovic e dal padre Pasquale Rywalski, ministro generale dei Cappuccini.
(da L’Osservatore Romano, 3-4 maggio 1976)

 

 

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