Elsa Raimondi

Elsa Raimondi nacque il 30 giugno 1922 a Cavazzana di Lusia (Rovigo). Il 6 giugno 1944, all’età di 22 anni, fu operata di appendicite ed ernia inguinale all’ospedale di Lendinara. Persistendo la febbre e aumentando i dolori, il 16 aprile 1946, venne sottoposta a un nuovo intervento. Solamente esplorativo, però, dal momento che venne riscontrata la presenza di una grave forma di peritonite tubercolare. Fu dimessa con prognosi infausta. Insomma, vi erano poche speranze.

A casa era costretta alla totale immobilità, dal momento che sveniva al solo tentativo di alzarsi a sedere sul letto. Il parroco del paese, le parlò di padre Leopoldo (che era morto da quattro anni) e la esortò a pregarlo. Il 30 luglio, assieme ad altre persone, essa cominciò a recitare la novena al cappuccino, pregandolo di intercedere presso la Madonna del Pilastrello del vicino santuario di Lendinara. Al termine della novena, la Raimondi affermò di aver visto padre Leopoldo il quale, alla domanda se sarebbe guarita il 12 settembre (Giornata del malato, nell'ambito degli annuali festeggiamenti del santuario), rispose: «Sì, sì, sì!».

Nonostante sofferenze indicibili, arrivò fino a quel giorno e volle essere portata, con gli altri ammalati, al santuario. Il medico che assisteva i malati, la fece riportare subito a casa, temendo per la sua vita. Verso sera, la Raimondi sentì dentro di sé una voce che le ordinava con insistenza di scendere dal letto. Subito eseguì l’ordine e, in piedi, poté dire ai presenti: «Non ho più male, non ho più male: sono guarita! Avete visto, padre Leopoldo?» Proprio in quel momento arrivò il medico che rimase interdetto; decise di visitarla subito e, con sua grande meraviglia, ne riscontrò la guarigione clinica.

Elsa Raimondi volle andare subito in chiesa a ringraziare il Signore, la Madonna e padre Leopoldo, che le aveva ottenuto la guarigione. Lo fece, accompagnata da diversa gente. La giovane miracolata pregò a lungo, inginocchiata davanti al tabernacolo e poi, sempre a piedi, tornò a casa. Era veramente guarita, e non accusò più disturbo alcuno. In segno di riconoscenza consacrò la sua vita ad assistere i piccoli orfani raccolti nella «Piccola casa di padre Leopoldo», a Rovigo. Morì nel 1997, al termine di una vita caritatevole e operosa.

 

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