Un Sacramento «inutile»? Il perdono dev'essere celebrato e vissuto!

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Il sacramento della Riconciliazione appare a volte inutile, qualcosa che non va più bene alla nostra età, una tassa pesante da pagare. Stentiamo a vederne il posto nella nostra vita di giovani o di adulti.

Sentiamo in noi o da altri tante giustificazioni per questo atteggiamento:

  • Se siamo liberi e siamo responsabili di noi stessi, perché confessarsi davanti a Dio? Basta rendere conto alla propria coscienza.
  • Siamo condizionati dalla nostra struttura psicologica. Perché confessarsi, se non siamo stati liberi nella nostra scelta?
  • Siamo costretti dalla società. Tante nostre scelte sbagliate non avevano alternative: fanno tutti così!
  • Siamo figli di Dio: perché dover fare i conti con la Chiesa e confessare a un uomo, sia pure prete, i nostri peccati, quando abbiamo detto già a Dio che siamo pentiti?
  • C’è anche un altro motivo per non confessarsi: dovrei ripetere ancora quell’elenco di peccati che ho imparato da piccolo; non è una cosa seria! In fondo non abbiamo peccati da confessare...

Quanti “no” sembrano giustificare il rifiuto di questo sacramento! Sono ragioni o pretesti? Forse il problema sta nel capire quanto il sacramento della Riconciliazione è dentro il Vangelo di Gesù, quanto è “lieta notizia”, quanto è un dono. Forse il problema sta nel modo con cui abbiamo vissuto finora questo sacramento.

In realtà, sacramento della Riconciliazione è un’offerta, salvifica e sanante, che Dio ci fa. E trascurarlo, come cristiani, certo non ci rende migliori.

Non basta potersi fermare a considerare, tra se stessi o con un buon amico, le proprie colpe e i sensi di colpa. La confessione è qualcosa di più: in essa le persone possono fare esperienza della liberazione dal peccato e del perdono delle loro colpe: un dono che viene da Dio, inaugurato da Gesù risorto, che consegnò alla sua Chiesa. Sì, perché il peccato, anche il più personale e intimo, è rottura dei rapporti con Dio, lacerazione del rapporto con i fratelli. La vita segnata dal peccato appare come una ferita dentro il corpo della comunità. Per questo è all’interno della comunità cristiana che si deve ritrovare la gioia del perdono. La riconciliazione con la Chiesa, tramite il ministro ordinato, il sacerdote, è il segno della riconciliazione piena con Dio e con i fratelli. Non sono io che mi perdono; è Dio che ci perdona e ci riconcilia nella Chiesa.

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