L’unità come “dono dall’alto”

Va colta l’ispirazione ecumenica che, in Leopoldo, motiva il voto specifico della donazione di sé per la causa dell’unione dei cristiani.

Proviamo a decifrarne i tratti essenziali.

1. Anzitutto quel «voto» sottolinea il primato della fede nell’assoluta potenza della grazia divina. In particolare, l’unione dei cristiani non si delinea come «impresa umana», sbocco finale di un processo storico, messo in atto e gestito da uomini; tanto meno come impegno di politica ecclesiastica o, peggio, di diplomazia.

L’unione dei cristiani sarà, in primo luogo e assolutamente parlando, frutto dell’iniziativa e del dono di Dio, anzi, rivestirà i caratteri del «miracolo», di ciò che va oltre le possibilità umane. In concreto, essa può essere donata solo dalla misericordia di Dio e dal suo perdono delle colpe e dei peccati dei cristiani e delle Chiese. Occorre, direbbe san Leopoldo, fare appello alla potenza del Redentore, di Colui che in cielo rende eterna la sua offerta sacerdotale compiuta in terra col sacrificio della croce, e di cui è perenne efficace memoriale l’Eucaristia. San Leopoldo insegna che il voto come donazione di sé (della vita, momento per momento, con l’attività, le fatiche, le speranze..), non significa fare o sentirsi eroi (tra l’altro pochissimi erano al corrente del suo voto ecumenico) fin quasi a voler «meritare» i doni di Dio e a pagarli col valore di un proprio prezzo. Il voto esprime, invece, il vertice di una fede che crede nell’assoluto primato della grazia.

2. Il «voto» di san Leopoldo dà risalto alla concezione di una «risposta» umana, come risposta d’amore all’Amore divino che precede tutto e tutti. Concretamente, in che cosa consiste tale «risposta» umana? Nell’offerta radicale e totale di sé, nella disponibilità a consumarsi senza riserve e senza condizioni, restituendosi a Dio attraverso il dono di sé ai fratelli: quelli «vicini», i penitenti, vittime della divisione causata dal peccato; e quelli «lontani», i cristiani ancora «separati», che san Leopoldo chiamava «dissidenti» e che non potrà incontrare mai. Così, il «voto» ecumenico di san Leopoldo (nella forma dell’offerta di tutt’intera una vita) mostra la possibilità di innestare la propria esistenza nell’Amore riconciliatore, riversato sulla storia e sull’umanità da Dio Padre attraverso Cristo nello Spirito Santo. «Infallibilmente avverrà!». Con queste parole profetiche nel 1941, un anno prima della morte, padre Leopoldo Mandić manifestava la ferma convinzione che si sarebbe realizzata l’unità dei cristiani. Ed era, il suo, un tempo oscuro, segnato da divisioni e nazionalismi, ferito da due sanguinose guerre mondiali. Eppure, scriveva così al suo direttore spirituale: «Io ho sempre l’Oriente dinanzi agli occhi e sento che il Signore mi invita a celebrare i santi Misteri affinché a suo tempo avvenga la grande promessa: “Unum ovile et unus pastor” [un solo ovile e un solo pastore]. E certo avverrà. Infallibilmente avverrà il gran fatto». È il sogno di un credente che non solo prega e opera affinché si avveri la preghiera che Gesù ha fatto al Padre prima di concludere la sua esistenza terrena («Ut unum sint», «Che siano una cosa sola»), ma che nutre la ferma convinzione che essa accadrà perché questa è la volontà del Signore. I pionieri dell’ecumenismo – come san Leopoldo – non hanno vissuto certamente tempi migliori dei nostri, eppure hanno faticato e «sognato» il dono dell’unità dei cristiani.

«Infallibilmente avverrà!». Con queste parole profetiche nel 1941, un anno prima della morte, padre Leopoldo Mandić manifestava la ferma convinzione che si sarebbe realizzata l’unità dei cristiani. Ed era, il suo, un tempo oscuro, segnato da divisioni e nazionalismi, ferito da due sanguinose guerre mondiali. Eppure, scriveva così al suo direttore spirituale: «Io ho sempre l’Oriente dinanzi agli occhi e sento che il Signore mi invita a celebrare i santi Misteri affinché a suo tempo avvenga la grande promessa: “Unum ovile et unus pastor” [un solo ovile e un solo pastore]. E certo avverrà. Infallibilmente avverrà il gran fatto».

È il sogno di un credente che non solo prega e opera affinché si avveri la preghiera che Gesù ha fatto al Padre prima di concludere la sua esistenza terrena («Ut unum sint», «Che siano una cosa sola»), ma che nutre la ferma convinzione che essa accadrà perché questa è la volontà del Signore.

I pionieri dell’ecumenismo – come san Leopoldo – non hanno vissuto certamente tempi migliori dei nostri, eppure hanno faticato e «sognato» il dono dell’unità dei cristiani.

 

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