Nascita della fraternità

Adesso Francesco aveva dei compagni che condividevano con lui la vita evangelica.

E il numero cresceva: uomini di Assisi, come il saggio Egidio, ma anche persone d'altrove, come Filippo Longo da Atri e Angelo Tancredi da Rieti.

Quando furono in otto, Francesco li radunò e, dividendoli in quattro gruppi, li mandò in quattro direzioni diverse dicendo: "Andate, carissimi, a due a due per le varie parti del mondo è annunciate agli uomini la pace e la penitenza in remissione dei peccati". E abbracciandoli con tenerezza, diceva ad ognuno: "Riponi la tua fiducia nel Signore ed Egli avrà cura di te".

In questa missione iniziale trapela una caratteristica fondamentale del nascente movimento francescano, l'universalità. Un gruppetto di otto avrebbe potuto limitarsi alla sola città di Assisi o alla regione dell'Umbria. Invece subito il raggio d'azione di questi primi frati fu grande come il mondo. Non aveva mandato Gesù i suoi dodici discepoli fino ai confini della terra a portare il Vangelo?

E di Vangelo vissuto ce n'era bisogno anche nella Chiesa del Duecento. Di questo era convinto il vescovo Guido di Assisi, che aveva protetto Francesco dopo la rottura col padre e che proteggeva anche questi nuovi "pazzi" di fronte ai loro famigliari e concittadini. E li appoggiò anche davanti alla curia romana.

 

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